Pharmacy and herbal lore were parts of the classical Dioscorides’ Greek common heritage and of the traditional african medicine
Descripzione
L'opera di Dioscoride è stata, per più di quindici secoli, uno dei principali punti di riferimento nell’ambito della botanica medica. Dioscoride Pedanio (I secolo della nostra era) era un medico greco originario di Anazarbe, in Cilicia, regione situata attualmente nella Turchia meridionale. Attorno all’anno 70 dopo Cristo compilò una lista di piante medicinali, di animali, di minerali e del loro possibile utilizzo. L’opera, scritta in greco ed intitolata Περι υλης ιατρικης, è meglio conosciuta con il suo nome latino De Materia Medica. Un frammento di manoscritto precoce, il Michigan Papyrus, ci fa pensare che l’opera originale di Dioscoride non comportasse nessuna illustrazione. Le prime immagini del Materia medica sono presentate nella farmacopea di Vienna, del 512 dopo Cristo, chiamata solitamente Codex Aniciae Julianae, Codex Vindobonensis o Codex Constantinopolitanus, ed in seguito nella farmacopea di Napoli, conosciuta come Codex Neapolitanus, della fine del VII secolo.
Durante il XVI secolo, l’interesse per l’opera oramai antica di Dioscoride non è ancora venuto meno. Il XVI secolo si distingue, in effetti, per un ritorno alle fonti dell’antichità, che accompagnerà un rifiorire della botanica. Con l’avvento della stampa, l’opera conoscerà un’ampia diffusione e sarà tradotta in numerose lingue. La prima versione in volgare (comunemente conosciuta come Discorsi di Pier Andrea Mattioli sull’opera di Dioscoride Pedanio) è dovuta a Pietro Andrea Mattioli. L’opera, decorata con 500 incisioni, viene pubblicata per la prima volta a Venezia nel 1544 e ristampata in seguito in numerose occasioni. Sarà poi tradotta in latino, francese, italiano, spagnolo, inglese, tedesco ed arabo. Il successo del libro è immenso e si stimano a varie decine di milioni gli esemplari stampati dei commenti del Mattioli all’opera di Dioscoride, in una sessantina di versioni diverse.
Nel corso del XVIII secolo, Jacquin e Kollár intraprendono il progetto di riunire i Codex Aniciæ Juliαnæ e Neαpolitαnus, facendo al contempo riprodurre varie immagini. I disegni furono incisi su delle placche di rame e varie bozze diverse furono edite. Il progetto fu in seguito abbandonato, per dei motivi che restano ancor oggi ignoti. Queste bozze anticipano una realtà che ha preso forma solamente nel corso del XXI secolo, con questa pubblicazione dei due Codex, finalmente riuniti
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